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08 nov
thursday
Italy Parma Teatro Regio Tickets will go on sale oct 15.
Teatro Regio tel. 0521/967088
Price: 70.000 lire to 160.000 lire
Tracklist
Part 1
01. Frosti
02. Unravel
03. Pagan poetry
04. Anchor song
05. Possibly maybe
06. Genreous palmstroke
07. Cocoon
08. Human behaviour
09. Army of me

Part 2

10. All is full of love
11. I've seen it all
12. It's not up to you
13. Unison
14. You've been flirting again
15. Isobel
16. Hyperballad
17. Bachelorette

Encore 1:

18. Joga

Encore 1:

19. Who is it
20. Our hands
Pictures
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photos by
Letizia Renzini
 
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ticket scans received from Pagilio, Marino, Andre71 and Andrea Abbiati
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setlist scan by Isa

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photos by
Marta Nocco

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photo by
Cotopaxi
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http://www.allaboutjazz.com

BJORK
Ragazze per un futuro più bello

Teatro Regio - Parma - 8.11.2001

Letizia Renzini

È uno strappo alla stagione verdiana la data dell'8 novembre del concerto di Bjork a Parma.
Si dice che il Teatro Regio di Parma sia il più bello d'Italia, orgoglio dei parmigiani che lo ritengono più bello della Scala. Un teatro all'italiana immenso, sold out -in questo caso- già mezz'ora dopo la messa in vendita dei biglietti, un mese or sono.

Comincia il concerto con l'entrée dei Matmos, duo elettronico di San Francisco che sta rivoluzionando con nuovi suoni la scena elettronica-dance mondiale (Björk li aveva fiutati già al loro secondo CD Quasi Object, e gli aveva commissionato il remix di "Alarm Call").
La loro scena è un laboratorio alchemico e futuristico, sala operatoria sonora circuitata di suoni e visioni. Piccole telecamere esplorano interni di corpi (il duo lavora da sempre con i suoni e le visioni della chirurgia medica); insieme alle soluzioni elettroniche sonore, vivono i suoni riversati della pelle, degli organi, in un unione corpo-macchina che respira di gioco e di cyborg, di semplicità e sofisticatezza: alla fine del set, un grappolo di palloni, appena gonfiati e usati come strumenti a percussione, porta in aria un piccolo amplificatore con la voce della piccola donna-icona: e tutto comincia.


 Björk appare in scena al suono del carillon di "Frosti", sotto una cascata di fiocchi di neve.
È vestita di neve anche lei, anzi indossa un cigno bianco di paillettes e pizzi, e fa l'effetto di una bambina che non vuole rinunciare a indossare il tutù anche alla festa dei genitori.
Ostinata, bellissima, coraggiosa ed emozionante.
Poi il palco si illumina: ci sono i Matmos, in bianco, sulla destra. Danno le spalle al pubblico, compresi nel loro ruolo di "aiutanti magici", una coppia di bianconigli che ha una grande responsabilità: tenere il beat di questa festa di ragazze.
C'è al centro un coro allegro e scomposto di ragazze esquimesi, c'è una grande Zeena Parkins, principessina dell'avanguardia, con le sue arpe elettriche, a incrinare qualsiasi facile ridondanza.

 Dietro, il grande schermo è uno squarcio di ghiaccio virato azzurro; ma non fa freddo, solo voglia di entrare dentro a quell'iceberg e a quel mondo di emozione senza retorica.
"Unravel", con il gruppo al completo è seguita da "Pagan Poetry" (hit del momento, corredata da un video-capolavoro) "The Anchor Song", un brano piccolo che nel disco Debut (il primo di Björk dopo-Sugarcubes) viveva dell'arrangiamento e del sax di Oliver Lake.

Qui è invece riproposta in un duo pieno di grazia con Zeena Parkins alle prese con un piccolo armonium.  È un episodio intimo, toccante: la complicità va oltre la dimensione musicale, e anche questo è un piccolo evento, concetto mostrato e non spiegato, messa in scena delicata di qualcosa di marziano nell'immaginario di oggi: non l'ostentato e fasullo "girl power", non il glamour a tavolino che strizza l'occhio al contemporaneo. Piuttosto una "contemporaneità" naturale, una sessualità mai ovvia ma debordantemente virginale, l'essere simbolo di un'epoca contradditoria (si scomodarono in diversi, al suo debutto, a salutarla come l'incarnazione del post moderno) e il codificare per un momento, procedendo per "cristalli" pieni di senso, mai ridondanti, sempre mutanti, pronti a diventare altro.
Björk è la bambina/madre sognatrice e ingenua, e insieme la star mutante, estrema, urlante e dissoluta.
Operazione sublime, Björk trasforma l'insicurezza in forza, "posa" la sua stessa inadeguatezza, il suo essere al di fuori di ogni canone e crea così canoni nuovi, a sua immagine, artista in abisso sempre, inquieta e saggiamente inquietante a casa e sul palco, in video e nel backstage: produzione continua di immagine, performance continua.

 Così la prima parte prosegue all'insegna dei piccoli movimenti ribelli, da bambolina nervosetta, e di quell'uso della lingua inglese che è a ben vedere una operazione sul linguaggio (dunque politica!) non da poco. Come ha notato Peter Sarram (Blow Up n°40, settembre 2001), "I'll love him", nell'inglese post-modern di Björk diventa "I'll laugh him"; l'approssimazione produce così ancora operazioni di senso, come dire: "attenzione! tutto è sensibile di rovesciamento, poche certezze rimangono nell'era delle mutazioni, dall'amore si può passare al riso, e tu puoi anche non accorgertene, e pensare che non parlo bene inglese".
Del resto, la pronuncia dell'inglese di Björk è davvero un'intuizione codificata, una di quegli scorrimenti teorici da "simbolo in vita" che a pensarci, lasciano incantati.

Il pubblico esulta all'arrivo di "Human Behaviour", qui riproposta in un arrangiamento "industrial" dai Matmos. La scena è adesso completamente bianca, si sentono gli echi (Zeena va sul noisy della sua celebre arpa piccola, una specie di "lira" avveniristica) e l'energia del mild punk degli Sugarcubes. Poi un piccolo inchino da recita delle elementari, e il primo, bianco set è concluso.

 Per il secondo set, ecco arrivare l'orchestra, che si materializza in buca. È la parte "romantica" e massimalista di Björk e dello show; il colore è il rosso (proprio lo stesso rosso di Michel Gondry, che le aveva costruito intorno la favola di cappuccetto rosso rivisitata per il video di "Human Behaviour"), lei è ancora in pailettes e piume, ma in rosso sangue e orlato di nero; sullo sfondo, immagini décor tra lo scientista e il tecnicolor; forse c'è lo zampino di Matthew Barney, o forse sono solo ispirazioni.

Questa seconda parte è per lo più consacrata ai brani più corposi e melodici di "Post", che vengono esaltati dall'orchestra (giovane e non particolarmente di livello ma emotivamente ben diretta, e sembra anche questa un'operazione voluta): "Isobel", una fantastica "Hyper Ballad" e " Army of Me"; e alle sinfonie di "Homogenic" ("All is Full of Love", con l'instancabile Zeena alla fisarmonica, "It's Not Up to You" , che diventa con le vocette del coro come un ritornello-scherno). Poi, l'emozionante "I've Seen it All" , dal film "Dancer in the Dark" di Lars Von Trier.
Björk appare anarchica, spavalda e vulnerabile, ancora una volta un'anima potente della propria incertezza, rossa come la passione, il sangue e l'imbarazzo, forte della propria individualità.

Il pubblico la segue, esultante. L'incantesimo è riuscito, quello che pulsa "in rete" è il cuore di tutti, ed è incredibile vedere come una pop-star possa aver raggiunto questo livello di sofisticatezza nel restituire emozioni. Dall'individuo alla pluralità, Björk ha i meccanismi delle nuove forme di aggregazione, nasce per mezzo di queste per reinterpretarle ed accrescerle di senso.

C'è da sperare in una forma nuova ed evoluta di popular, davvero collettiva, interpretante, mai commercializzata e massificata, che sappia restituire con le emozioni i dibattiti e le conquiste del pensiero.

Per adesso, viva Björk!

 
I was in Parma on the night of the 8th of november.
What to say about the concert? I don't know, I didn't know Bjork very
much, and it is hard to say if I liked the show; so I have a mixed
feeling about it.
But I also have a strong feeling, one I am sure of: I am happy, because
eight hours after the show, my second second son, Alberto, was born.
Of course my wife attended the show (and she liked it more than me), so
after coming home just a short sleep and then the run to the hospital
were Alberto came to this world.
He and Cecilia are both fine, that's all.
andrea

 
Quando ho sentinto la sua voce il cuore mi si è riempito di gioia e più di una lacrima ha sfiorato il mio viso. Ogni battito del mio cuore durante il concerto l'ho dedicato a lei, alla sua grinta, alla tua splendida voce. Non so se si è capito ma, per me , e a ben vedere potrei parlare anche oggettivamente, il concerto è stato meraviglioso. Bjork è capace di trasportarti in un mondo in cui si viene assaliti da delle emozioni fortissime, indescrivibili. Voglio fare un doveroso ringraziamento anche ai suoi splendidi collaboratori che hanno saputo accentuare anche le più piccole sfumature del suo genio. Spero di poter riascoltare al più presto la sua voce dal vivo e di riimmergermi nelle emozioni che solo lei sa farmi scoprire (tra l'altro penso che andrò anche al concerto di chiusura del tour a Reykjavik).
Grazie, grazie, grazie Bjork.

Dario

 
A short report from Cotopaxi from Germany

Parma / Teatro Regio
Luckily we got 2 "left-over" tickets 15 minutes before the Bjork started, we
missed Matmos, but we saw them in Stuttgart/Germany a few weeks ago.
The Teatro-Regio is a beautiful place, and "made" for artists like Bjork.
The acccustic is good, bud this time to much bass, sometimes hard to hear
her voice on the right side, view to stage.
She had her own technical equipment and a lot flat-speakers all around the
Teatro, a really soround-system. She was brillant. The orchester arrived to
late but then they played very good. The choir from Grrreenland sympatic and
good. We missed the voice of the canadian Trout(?!?) -Singer, maybee she was
with a cold.
Bjork was a bit tired in the beginning, but after the break(Pause) we could
feel her incredible charisma once again. Her voice was warm and clear and
the sound much better in part 2.  An unforgetable concert, with unforgetable
artists.
And with "Who is it" and "Our hands" a great finale.

Here I send you a foto, sorry for the bad quality, my camera was a bit
confused because of Bjork, ha.


hallo, my name is marta nocco, im 19 and i've seen bjork 3 times=))))) (im lucky girl=)
this is my contribute of gigography.the concert in parma?....are...touching!
i send the
matmos autograph and a scan of little pieces of paper falling in frosti.
the next time i want
to meet bjork=)
i hope to see in bjork site the 2 photos out the teatre with my friends. in
love bye
Marta Nocco

 
Hi everybody. I'm a lucky italian girl. My name's KIKKA.
I don't know why I'm writing right now. I think my instinct.
I've met Bjork in the bar in front of teatro Regio in Parma.
I would like to say her that she's divine.
She konw it.
I gave her my scarf.
I hope she remember of me.
So have a nice day and good work.

KIKKA from Vicenza

P.S. Sorry for my bad english.
I hope you reply me.

 
Bjork – Teatro Regio di Parma – 8 Novembre 2001

Ne è valsa la pena. Il lungo e atteso arrivo di Bjork in Italia non è stato vano. Lo spettacolo inizia con mezz’ora di ritardo ed è aperto dal gruppo techno-rumorista dei Matmos, ironici e interessanti nella capacità di frullare una pluricromatica sequenza di sonorità apparentemente disomogenee. Dopo l’introduzione dell’arpista Zeena Parkins con Frosti, Bjork entra in scena accolta da un boato fragoroso. L’aereo in arrivo da Bruxelles che doveva trasportare l’orchestra era in ritardo. L’artista islandese si è così trovata costretta a cambiare la setlist, creando ad hoc una prima parte elettrica e una seconda sinfonica. La serata si è in questo modo trasformata in una simbiosi di opposti: la scaletta divisa in due parti, l’alternanza fra combustioni elettroniche e delicatezza degli archi, un’artista pop che viene inserita nel cartellone delle celebrazioni verdiane, la mutazione da cyber-artista di culto a intima cantante in un teatro d’opera. Con lei di nuovo i Matmos, Zeena Parkins, 14 coriste groenlandesi e la “Novecento Orchestra”, composta da 54 elementi. Sullo sfondo uno schermo che proietta immagini di paesaggi nordici, intensi e suggestivi. Unravel e il nuovo singolo Pagan Poetry (dal video discusso e censurato) ci introducono all’introspettiva sezione di Anchor Song, eseguita con la Parkins all’organetto (alla fine del brano Bjork le sorride e scrolla le spalle come dire: “visto, non era poi così difficile”), Possibly Maybe, presentata con un inedito arrangiamento jazzy, Generous Palmstroke e la sussurrata Cocoon. La prima parte si conclude con due serrate versioni di Human Behaviour e Army Of Me, dense di saturazioni valvolari. Il secondo atto è caratterizzato dall’arrivo dell’orchestra. L’atmosfera si fa più soffusa, anche se dominano le fiere armonie e i contrappunti di Isobel, Bachelorette e All Is Full Of Love, quest’ultima una vera e propria celebrazione della vita. Bjork cammina, danza un po’ goffamente, si dimena, squittisce, grida e, al termine dell’applauditissima Hyper-ballad, improvvisa l’arrivo di una entità dall’alto con una recitazione da brivido, come se fosse ebbra delle sue stesse composizioni. Nel secondo bis c’è spazio per due anteprime: due collaborazioni con il coro groenlandese, Who Is It e Our Hands. La prima, eseguita per la prima volta in assoluto, inizia con un assolo vocale di una ragazza del coro. Bjork entra subito dopo e duetta comunicando gioia e spensieratezza. Nella seconda (mai pubblicata e cantata per la prima volta nel tour di Vespertine), l’islandese osserva il coro con stupore infantile, esplodendo di energia vitale nell’inciso, con tanto di hand clapping. Durante la sua carriera Bjork è passata dagli standard islandesi al punk, dal trip-hop al musical, e a Parma ha dimostrato di essere un’artista completa, con uno stile ben definito e personale, fatto di melodie infantili, rumori domestici, alterazioni elettroniche e sperimentazioni. Con una voce che sembra provenire da un altro pianeta.

 Giulio Nannini  
 JAM - Dicembre 2001 - www.jamonline.it

 SETLIST

 Prima parte (Bjork, Matmos, Parkins e coro)

Frosti (da Vespertine)
Unravel (Homogenic)
Pagan Poetry (Vespertine)
Anchor Song (Debut)
Possibly Maybe (Post)
Generous Palmstroke
(b-side della prima versione del singolo Hidden Place)
Cocoon (Vespertine)
Human Behaviour (Debut)
Army Of Me (Post)


Seconda Parte ((Bjork, Matmos, Parkins coro e orchestra)

All Is Full Of Love (Homogenic)
I’ve Seen It All (Dancer In The Dark)
It’s Not Up To You (Vespertine)
Unison (Vespertine)
You’ve Been Flirting Again (Post)
Isobel (Debut)
Hyper-ballad (Post)
Bachelorette (Homogenic)


Primo bis

Joga (Homogenic)

Secondo bis

Who is it (eseguita per la prima volta in assoluto)
Our hands
(mai pubblicata e cantata per la prima volta nel tour di Vespertine)

 
http://www.mtv.it

Un’ora di ritardo per il concerto più emozionante dell’inverno

Ieri sera, 8 novembre 2001, mentre la maggiorparte del mondo di MTV festeggiava il glamour e l’entertainmente più luccicante agli MTV Europe Music Awards di Francoforte, un’altro contingente di music lover si è incontrato nel suggestivo Teatro Regio di Parma per assistere a uno dei concerti dell’anno. Quello di Bjork.

Come in una favola
Avvolti in una nebbia gelida che tanto si addiceva all’arrivo in Italia della ice girl -nomignolo prontamente appioppatole dalla nostra ‘cara’ stampa (e lei risponde: “come vi sentireste se una cantante italiana fosse definita all’estero pizza girl?”)- abbiamo sperimentato, insieme alle altre 1000 persone che hanno fatto registrare il sold out, la magia e la favola delle notti di Bjork.
Una favola che si è fatta aspettare, visto che la famigerata orchestra di sessanta elementi era bloccata in Belgio per via di uno sciopero aereo, e la Gudsmondottir ha dovuto rivedere all’ultimo momento la scaletta, facendo del concerto di Parma un evento del tutto unico in questo Vespertine Tour.

Un’ora di ritardo per il concerto più emozionante dell’inverno

Fiocchi di neve e un coro di eschimesi
L’atmosfera è stata preparata dai Matmos -duo di San Francisco che ha lavorato a “Vespertine”- i quali ci hanno decisamente sconvolto con la produzione di suoni ‘reali’ trasformati in modulazioni elettroniche a cui il nostro orecchio è poco avvezzo.
Poi, intorno alle 22, è successo. Sulle note del carillon di “Frosti”, ci siamo sentiti balzare il cuore in gola quando abbiamo intravisto, nella penombra, una timidissima Bjork che, da seduta, armeggiava una bellissima scatola musicale, mentre una cascata di ‘neve’ le si riversava addosso. La luce poi è arrivata, e di fronte a noi è apparso un cigno splendente: in quello che sembrava quasi un mondo degno del grande Hans Christian Andersen, lei ha deciso di indossare –per il I atto- un costume di paillettes bianche e celesti, con lunghe balze da un lato del corpo, il collo di un cigno adagiato intorno al suo e calze di pizzo bianche senza piede. Dietro di lei c’è il coro di Inuit della Groenlandia, e sullo sfondo immagini di azzurri ghiacciai. All’arpa l’immancabile Zeena Perkins, e dall’altro lato del palco i Matmos...
Lo spettacolo ha inizio e come d’incanto veniamo risucchiati dall’universo acquoso, di buio e di luce, in cui vive Bjork. Le ultime canzoni –“Pagan Poetry”, “Cocoon”, “Unison”- si mescolano perfettamente alle vecchie reinterpretate dall’arpa e dall’organo della Perkins e rimaneggiate dall’electronica avant-garde dei Matmos. “Possibly Maybe” si fa sfacciatamente jazz e con “Human Behaviour” e “Army Of Me” veniamo accompagnati danzando alla fine del primo atto. Dopo l’oscurità e l’introspezione arrivano la luce, i colori e la vita: l’energia è proiettata fuori piuttosto che dentro. E’ solo alla fine di “Army of Me” che Bjork si rivolge al pubblico e pronuncia un timido “Grazie”.

Un’ora di ritardo per il concerto più emozionante dell’inverno

L’insuperabile orchestra
L’arrivo della tanto attesa orchestra è accolto con un applauso scrosciante: siamo pronti per il secondo atto, la parte più emozionante di tutto il set. Parte “All Is Full Of Love”, con Bjork vestita di rosso fuoco, un tubino di paillettes che all’altezza delle cosce si trasforma in un enorme palloncino di piume. Riviviamo l’angoscia di Selma con “I’ve Seen It All” e ci sentiamo lievitare in un limbo da godersi a occhi chiusi con “Bachelorette”. Mai come ora sentiamo così vicina a noi la verità di quelle “emotional landscapes” e di quello “state of emergency” che vorremmo tanto cantare a squarciagola (ma la serietà del teatro ci imbarazza un po’) quando inizia “Joga”. E’ un brivido costante. Un elevarsi verso il trascendente.

Siamo alla fine, ma Bjork ci vuole regalare qualche cosa di veramente unico, un brano mai fatto prima: sono le ragazze del coro Inuit a dare inizio a “Who Is It”, un pezzo che prende le mosse dalle canzoni tradizionali groenlandesi su cui l’elfo dei ghiacci appoggia discretamente la sua voce. La pioggia di sensazioni sta per terminare. “It’s In Your Hands” ne rappresenta l’apoteosi.

Non possiamo aggiungere altro: è un’esperienza che ci ha riempito e svuotato allo stesso tempo. Non è possibile spiccicare parola per una buona manciata di minuti immediatamente successivi alla fine del concerto. Forse è così che ci si sente quando si ha di fronte un genio.

Domani, sabato 10 ottobre, l’artista islandese sarà a Roma per la sua seconda e ultima data italiana. Se avete acquistato il biglietto, ne varrà sicuramente la pena, anche se vi toccherà stare in piedi, storcere il collo e assumere strane posizioni come è successo a noi. Il dolore fisico non è nulla, confronto ai luoghi di sofferenza emotiva che toccherete durante questo viaggio sonoro.

Un’ora di ritardo per il concerto più emozionante dell’inverno

La scaletta del concerto
Questa è stata la scaletta di ieri:

I Atto
Frosti
Unravel
Pagan Poetry
Anchor Song
Possibly Maybe
Palmstroke
Cocoon
Human Behaviour
Army Of Me

II Atto
All Is Full Of Love
I’ve Seen It All Unison
You’ve Been Flirting Again
Isobel
Hyperballad
Bachelorette

I bis
Joga

II bis
Who Is It
I’s In Our Hands

 
Dalla Gazzetta di Parma: www.gazzettadiparma.it 

Ieri sera al Teatro Regio si è tenuto il concerto,
in pericolo fino all'ultimo per problemi di trasporto aereo 

Björk: sussurri di rara intensità 
Applaudita la cantante islandese: l'orchestra è arrivata nel secondo tempo 

Nell'annata concertistica «leggera» italiana non sono mancati i grandi eventi: l'oceanico raduno a Imola per Vasco Rossi, il concerto della band più amata del pianeta, gli U2, a Torino e tanti altri, piccoli o grandi, appuntamenti di prestigio. Tuttavia, nessuno di questi ha saputo raggiungere le vette artistiche, fondere differenti espressioni artistiche, coniugare popolarità ed entusiasti giudizi critici quanto il concerto di Björk ieri sera al Teatro Regio. 
La trentacinquenne cantante e autrice islandese (con un'esperienza da attrice che le è valsa una Palma d'Oro al Festival di Cannes 2000) ha, infatti, ormai raggiunto una straordinaria maturità artistica che le ha permesso di allestire uno spettacolo che si adattasse allo spirito intimo e personale di Vespertine, il suo ultimo cd, un vero capolavoro, uscito alla fine dell'estate, nel quale potesse però rientrare anche tutta la precedente produzione, tre cd più la colonna sonora del film Dancer in the dark (diretto da Lars Von Trier), come se facessero parte di un unico progetto musicale, al quale hanno contribuito i 54 orchestrali (ma solo nel secondo tempo), le 16 coriste Inuit (esquimesi), dirette dal maestro Simon Lee, il duo elettronico di San Francisco Matmos e la straordinaria arpista-polistrumentista Zeena Parkins. 

Uno spettacolo unico e irripetibile per la sua bellezza e per la sua complessità, al quale hanno potuto assistere solo poco più di un migliaio di fortunati che sono riusciti ad accaparrarsi l'ambito biglietto e che hanno trasformato il Teatro Regio in qualcosa a metà tra il tempio del bel canto e l'arena concerti del rock. Uno spettacolo, infine, che ha pienamente onorato il nome di Giuseppe Verdi nel centenario della morte, infischiandosene dell'etichetta pop: il concerto voluto e allestito da questo folletto venuto dalla fredda terra di ghiaccio (Ice-land) ha superato lo stesso concetto di genere ed etichetta musicale, raccontando le esperienze di una persona come tutti noi, usando i linguaggi musicali correnti ma con un gusto della melodia e della composizioni con pochi eguali, facendosi capire e amare a livello popolare e apprezzare dalla critica. A Verdi, probabilmente, sarebbe piaciuta. 

E dove le supposizioni terminano e le parole diventano superflue, lì inizia la musica, anche se con una scaletta e con orari rivoluzionati rispetto a quanto previsto: i 54 orchestrali, infatti, avrebbero dovuto partire da Bruxelles con la compagnia Sabena, fallita il giorno prima. Ciò ha causato un ritardo di mezz'ora, qualche modifica nel programma, ma non ha impedito lo svolgimento del concerto, aperto dal prologo strumentale dei Matmos. 

Sono le 22 quando Björk inizia: le note sono quelle di Frosti, lei è seduta, scalza, vestita di bianco e petali di fiore le cadono addosso. Seguono le delicate note di Unravel, accompagnata dai Matmos, dal coro Inuit e dall'arpista Zeena Parkins. Ancora dolcezza con Pagan poetry: dolce, spregiudicata e toccante, con il finale a due voci col coro. 

Per Anchor song resta sola con la strepitosa arpista, che duetta alla pari in carisma e tecnica con Björk. Il concerto prosegue con Possibly may be, Palmstroke e Cocoon. Cambio di tono, più ritmico e dance, con Human behaviour e Arny of me, che trasforma il Regio in amplificatore di suoni disco. Proprio la perfetta acustica del teatro ha permesso tanto di poter apprezzare i sussurri e le atmosfere più delicate dell'arpa e della voce, quanto di restituire l'energia più potente delle macchine, suonate in modo impeccabile dai Matmos, le cui capacità, quando messe al servizio di una canzone, sembrano diventare illimitate. 

Tenute per la prima parte le canzoni eseguibili senza l'orchestra, arrivata giusto in tempo, la seconda parte inizia con All is full of love e, manco a dirlo, è tutta un'altra musica e il progetto teatrale di Björk si compie definitivamenete; si aggiunge anzi un ulteriore elemento nel costante dualismo dell'arte della cantante: selvaggio-timido, pubblico-intimo, elettronico-strumentale. 

I've seen it all è l'unica canzone di Dancer in the dark. La seconda parte ruota sulle canzoni di tutti i cd, con una tensione crescente che termina con Hyper ballad, Bachelor Lorette e Joga. 

L'inedito It's in our hands chiude il concerto nel quale Björk, artista dalle capacità di fare spettacolo pari a Madonna, ha messo le sue doti al servizio della musica, creando un concerto di rara bellezza e intensità. 

Pierangelo Pettenati

 
I don't know who told me so, not to have too high expectations about the one you love. I think I surely love what Bjork has been creating all the way through her career.
Like many other people I had been waiting for the moment when I could see her perform live. Her intention to play with an orchestra, a polistrumentist (Zeena) and a couple of music lab scientists (Matmos), plus a non-classical trained choir, it was so fascinating. Also thinking of what had been figured about Vespertine's work in progress: the domestic, intimate, self restoring process of and island-soul.... well thinking of all this I felt "Wow" (as my young friend from Colorado would be saying all night long). I felt like I was about to see something completely new, far from those great madonna + mtv +dancers + fiiretricks shows, or on the other hand those kind of gloomy sophisticated smokey ute-lemper-in-her-fatal-long-black-dress-whispering-to-her-old-fashioned-microphone's solo gigs.... baah nothing like that, this time she would "give it all to herself", in a very extravagant way.
So I prepared myself to the event the proper way: I made that day the "All is full of love" day. I made love to the man I suffer from love with just in time to catch the train with a clique of initiated friends of mine.
In Parma we found a large crowd gathering in front of Teatro Regio: semi-retired sonic youth and I-got-to-be-there-coz-everybody's-up-to-it past-middle-aged bourgeoisie replicants. Loads of lovely queers of course, not to hush the reality of it: everyone who feels like an alien dropped into some sort of funny recipient called body, provided with the most uneven kit of unpredictable feelings and desires, they can't stay away from the little ungracious "dancer in the dark", who seems uncomfy in her night dress, and whose reactions are those of a genius still with the childish attitude to life experience.. "Wow" my Colorado friends. Loads of "beards loaded with courage" (hopefully) too.

Well everyone takes their seats. Matmos come in and make "The Noise": keys, mad-icals instruments, air balloons holding child-care walkie-talkie, slomo country guitarraz, sounds from out a pet cage, interscoping of a neuter body, map of cities. The grey haired man beside me snores, the sad pop-devoted queer (who turned his house into a kitsch sanctuary) dreams of madonna and gets bored. Youth against fascism goes "Wow".
Then she comes. The moment the lights grow dimmed, and the only thing you can see is a white dressed tiny figure sitting almost fadingly in the darkness, underneath a fake falling white-as-it-was snow, I feel like I'm about to cry, I want to cry, I need to cry.
She holds a transparent music-box in her lap. Frosti's what comes out of it. Then Matmos, Zeena and the Greenlandic choir are on stage. The performance starts properly with the choir helping the swan-white Bjork Unravel-ing her ball of yarn. Despite of all good intensions, our ice sisters can't fit the beat, and Bjork staggers a bit through out of her fight with the devil. My tears of joy dry quickly, too quickly. It looks like something is worrying her. Zeena firmly introduces Pagan Poetry, Bjork puts herself together and and hurls her chant of love and devotion to the theater kistch vaults. Then coming forward onto the stage edge, she hushes everybody constantly repeating "I love him" (I do love him so too, darling). She's at full speed now. My eyes about to flood.
On Anchor Song it seems clear how much supportive are Zeena's skills to Bjork's mood. Zeena plays this weird organ which resembles a sewing machine. While Bjork keeps at her back, kind of watching over her or simply waiting for her granny to prompt her the opening bar, Zeena sews together all those brasses lines from the original version. It comes out a tiny piece of gorgeous music. One remark about Zeena: terrible blouse!
Meantime rumours go around the audiance about the fact that an orchestra should be expected to play, but there is none. I would not make a fuss about if she didn't, too. Anchor has been dropped perfectly precisly. Bjork opens her arms and declares she has found her home. Then it's the best part of the show: Possibly Maybe and Cocoon.
Slow beats, but steady. Zeena on harp, an expressionist, Matmos play guitar their own way, perfect! (the Greenlandic sisters are off the stage) And she is full of love, more than ever. I notice her gestures, the way she helps her voice reach the highest pitch by violently throwing her left hand aside of her body, opening her mouth at its extremes. She ends the song with a precious jazzy variation on the melody line. "Wow".
Cocoon is pure liquid love. The core of the show. Especially Matmos are superb. The noise they make rolls from side to side, around the theater, it buzzes in my ears. I'm lost in it. I can only stare at one of the men's hand noisily stroking his mate's head, so carefully, then going slowly down his back, so herotically... 
Generous Bjork + Zeena' s duet on Palmstroke, right between the two previous songs: I can hear a child sound behind my back. It suits the atmosphere of the song so fine that I think it is a sampling at first.
Human Behaviour an Army Of Me, they puzzle me: I don' know why I've got this bad feeling about them sounding karaokish . But I won't complain once more.
End of the first part, orhestra-less. The orchestra in fact was late coz of some stroke or something at Bruxell's airport: she had to do this ... she had to do that... everybody's got something to say. The point is that it all worked, apart Army of me maybe: her voice completly fading behind Matmos' drones.

Before the second part starts a man from the organization explains that the artist apologyses about the orchestra's delay. 
Bjork is all red and rattling in her long-feather dress, barefoot as ever!
All Is Full Of Love: does she mean what she's singing? I've Seen It All: wish I had never seen it at all. What's the use in singing a song you don't feel your own?! Is she looking at her feet or searching for Lars lines on the floor. Really disappointing.
It's Not Up To You: by this time I reckon it takes at least too songs before she's back at full speed! 
All together now: Unison. This track I don't really like it on the album, I must say. But that is the only time of the show where I reckon the utility of the Green Girls: sublime voices sustaining Bjork flying high. She's up to it again.
You've Been Flirting Again and Isobel: great orchestra's performance, great everything, the second part's highest pitch. Bjork's completely at ease with the situation. She even smiles.
About Hyperballad and Bachelorette: see what was about Human Behaviour and Army of me few lines above + there's too mush orchestra, too much pressure.
End of part two.

Encores are expected: at least two or three.
Joga. Everyone's off stage but Bjork dialoguing with the Novecento Orchestra: pure.
Now she calls back her co-perfomers back on stage. She introduces her choir: one little indian starts some ethnic tune and I feel I'm dashed back to Peter Gabriel's Secret World Tour of 1992. This WOMAD thingy, this Who is it, whatever it might be, it is something to forget. Bjork assures the audiance this is the first time she is performing that: I wish this would be the last.
Full of threatening fears about the future, scared about the idea of Bjork collapsing in some kind of pseudo-ethnical world music steretype, I listen to Our Hands and find hope again. The girls look even graceful now clapping their hands at their own time: she is never so. She jumps like hell from side to side to the heavy beats of Matmos. I then realize I'm fed up with intimacy and already waiting to see her live all electric!
Got home the day after at noon.

Diego

 

Qualcuno giura di aver visto,ieri sera al Regio, un signore un pò nascosto in un palco..
barba bianca, naso adunco..un signore che era ed é di casa al Regio: Verdi. Se così fosse Verdi avrebbe sicuramente riconosciuto echi delle sue musiche, e con un lieve assenso del viso si sarebbe detto orgoglioso che Bjork abbia così gentilmente camminato scalza su quello stesso palco. Ed avrebbe sospirato pensando che in questo nuovo secolo c'é ancora qualcuno che riesce a fare arrivare la propria musica direttamente all'anima. E si sarebbe emozionato, come noi..
Ho lasciato una lacrima al Regio, ieri.
Grazie Parma, grazie Verdi, ciao Bjork. Grazie dal cuore.

Loris Meroni 

 
The concert started with half an hour of delay, but people crowded the Teatro Regio since the early afternoon, many of them in search of a ticket whose price raised up to 500.000 Italian Lire, against 180.000!!!!!!!! ( I hate those speculators).

Fortunately inside the theatre there was another atmosphere and Matmos were spectacular with their experimental electric music mixed with body images; was that a gastroscopy? 

Then finally, she revealed herself in her white-swan dress assisted by the chorus from Greenland for the first two songs and obviously by Zeena Parkins.

But where were the orchestra???????????????????????????

Later we were said that they were late because of an air strike in Bruxells. And was then that I realized we were attending to a very unique concert.

Moreover I don’t think that even Anchor Song featuring Zeena Parkins at the little organ was foreseen. At the end of it Bjork watched her with a gentle and quick smile and scrolled her shoulders as if saying “ it wasn’t so difficult!”

With a very loud version of Human Behaviour and Army of Me arranged by Matmos, ended the first part of a very intimate show,. In my opinion more than it was supposed to be. It was mainly composed just by harp and voice.

It was only at the second part that we could applaud the entrance of the orchestra and the coming back of the chorus.

Now Bjork wore a red flower-sounding dress and suddenly the intimate atmosphere became a more involving one surrounded as we were by the music of violins and of stringed instruments that so well arrange the Homogenic stuff.

Very fascinating were the final part as well.

The sound of the dress announced her coming back to the stage where she performed “a song that we never did before” whose initial part featured a singer from the chorus, and as last “a song that we have played before but it’s not out yet” and that many maybe know as “It’s in your hands”.

What stroke me most was her childish joy in observing the chorus from the edge of the stage, and joining it in clapping the hands. 

Did she really enjoyed it so much as we did it???????????

See you next time Campanellino.

 
Hi

Here there is the setlist for the Parma's concert... What a wonderfull night...finally a dream came true...I was waiting for year to see Bjork live.... There was some problem with the orchestra, which took the seats after the first part of the concert...there was a delay in Bruxelles airport and the came to the theatre late... Bjork was so kind to make a person explain this situation... Yesterday night Bjork play a new song....it's called "Who is it" (according to the setlist) It consist in a song that starts with a solo of one of the girl from the chorus and the a duet between her an Bjork....it was so perfect, and Bjork seemed so happy about the result :)

Isa

Hi Lina,

...just come back from Parma and I'm exhausted.
Just a quick note to let you know the tracklist of the most strange Bjork's
gig in the Vespertine tour. The orchestra had a problem at the airport so
they were in terribly late for the gig. Infact the first half of it Bjork
sang without orchestra (only Matmos, Zeena and choir). The result is a very
strange track list and a *VERY BIG* surprise at the end. More details
tomorrow...

Tracklist:

Part 1 (no orchestra)
Frosti
Unravel
Pagan poetry
Anchor song
Possibly maybe
Genreous palmstroke
Cocoon
Human behaviour
Army of me

Part 2 (with orchestra)
All is full of love
I've seen it all
It's not up to you
Unison
You've been flirting again
Isobel
Hyperballad
Bachelorette

Encore 1:
Joga
Encore 1:
Who is it (Brand new song she did for the very first time in Parma!!!)
Our hands (with vocal choir intro)

A little note about the new song: it starts with a girl choir solo-singing,
then Bjork sings. It's really gorgeous.

That's all,

Andrea

 
http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20011109/spettacoli/47speciale.html 

Björk, romantica punk
resta senza l'orchestra
Ieri il concerto al Teatro Regio di Parma, si replica domani a Roma

DAL NOSTRO INVIATO ERNESTO ASSANTE


PARMA - Il Teatro Regio di Parma è senza dubbio un tempio della musica. Gli stucchi del teatro, gli ori, le pesanti tende rosse, le luci che illuminano in maniera tenue i palchi, incutono rispetto e fanno diventare timido anche il pubblico che, ieri sera, lo ha affollato, un pubblico colorato e calorosissimo, venuto ad applaudire una delle personalità più curiose ed originali della musica di oggi, Björk. Ma basta che lei salga in scena, poco dopo le 22, scalza e vestita di bianco, sotto una piccola neve, per cambiare subito l'atmosfera e trasformare il Teatro Regio. Perché sul vecchio palco del Regio arriva la diva più strana che il pop europeo abbia saputo creare, un'artista d'avanguardia cresciuta sull'onda del punk, ma che in questo tour si esibisce in teatri d'opera, accompagnata da un coro e da un'orchestra.
In realtà nella prima parte del concerto l'orchestra non c'era, a causa del problemi creati da una nebbia fittissima che ha fatto cancellare e ritardare innumerevoli voli, lasciando a terra buona parte degli strumentisti, arrivati a Parma solo nella tarda serata. Li hanno sostituiti i Matmus, un duo elettronico islandese. Ma nessuno tra il pubblico si è lamentato, tanto meno lei, pronta a mettere in scena, come sempre, una musica che non è nulla di tutto quello che conosciamo e al tempo stesso contiene tutte le musiche che fanno parte del nostro bagaglio culturale. Nella musica di Björk c'è il rock e c'è l'opera, c'è l'estremismo del punk e un certo espressionismo di sapore romantico, c'è l'elettronica, la contemporaneità, la ricerca e la canzone, mescolate insieme e proposte da una voce che sembra venire da un mondo lontano. Nulla di tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi è uguale a Björk, e allo stesso tempo in ogni brano c'è qualcosa di familiare, di conosciuto, ci sono sentieri che in molti hanno percorso, c'è una eredità che non viene dispersa. Lei, la diva alternativa si scatena, si dimena, sussurra e grida, danza con poca grazia, sembra voler mettere a nudo la sua anima, dialoga con il pubblico, sciorina i pezzi del suo recente passato, da "Frosti", con cui apre il concerto, a "Pagan Poetry", da "Human Behaviour" a Army of me", mentre nella seconda parte (tutta vestita di rosso) arriva a "All is full of love", "Isobel", It's not up to you", brani dove l'arte del pop si trasfigura in una ricerca personalissima.
La sua è una musica apparentemente priva di gioia, nella quale un percorso interiore, quasi privato, si trasforma in esperienza collettiva; diciamo "apparentemente" perché in realtà, e lo si vede bene durante il concerto, la carica d'energia vitale che Björk porta in scena altro non è che una straordinaria celebrazione della vita, della forza della musica e dell'arte. Ma c'è uno struggimento, un appassionato dolore, una sorta di compiaciuta malinconia che pervade tutto il concerto, che non si trasforma mai in tristezza, anzi che riesce ad essere, come vuole la musica popolare, godibile, a tratti danzabile, leggero nel senso spirituale del termine. In fin dei conti Björk in questo spettacolo si propone al centro della sua personale contraddizione, quella di essere un'artista colta e raffinata e al tempo stesso di essere una sorta di Madonna del mondo alternativo (non a caso in platea più d'una ragazza è vestita come lei), di praticare l'avanguardia e al tempo stesso essere una diva da videoclip. Il pubblico accetta e ama questa dichiarata contraddizione che nello spettacolo viene messa ancor meglio in luce, tra l'ambizione evidente del suonare in teatri d'opera con coro e orchestra, e il vecchio stile punk, mai dimenticato, tributando alla star islandese un caloroso quanto meritato successo.

 
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=SPETTACOLI&doc=I

DAL NOSTRO INVIATO PARMA - Un vulcanico ...

DAL NOSTRO INVIATO
PARMA - Un vulcanico accostamento di opposti. Con questa proposta ieri Björk ha infiammato il Teatro Regio di Parma. Opposti come le dimensioni di un teatro lirico, con i suoi velluti, i suoi stucchi, i suoi palchi, i suoi prezzi (ieri sera 160 mila lire) rispetto alla catena di montaggio di Mtv, fatta di video elettronici, cyberpresentatori, gerghi giovanili ammiccanti e a Internet.Eppure in questa felice stagione della musica internazionale c'è posto per tutti e i confini fra cult (per pochi appassionati) e musica di massa sono mutevoli. Basti pensare che Björk, nonostante in Italia sia oltre al trentesimo posto in classifica, ha uno zoccolo talmente duro di fan che i biglietti per i due spettacoli, quello di ieri a Parma e quello di domani sera a Roma (Teatro dell'Opera) sono andati esauriti nel giro di poche ore.
Lo show di ieri ha avuto inizio con ritardo e uno sviluppo diverso dalle altre repliche europee. A causa del fallimento della compagnia aerea Sabena, che doveva trasportare l’orchestra da Bruxelles a Milano, i musicisti sono arrivati con grande ritardo. La cantante islandese ha appreso la notizia del contrattempo con la consueta flemma e si è messa a riscrivere lo spettacolo ad hoc , mentre il suo staff cercava persino orchestrali in zona, per cautela. Così, nell'intima atmosfera del Regio, Björk ha dovuto in parte rinunciare alla continua alternanza tra suoni tradizionali e sonorità modernissime legate a una rumoristica tutta speciale: più elettronica nella prima parte; più melodia nella seconda, quando è arrivata l’orchestra. Con concessioni all'eleganza classica del grande pop in brani come «Frosti» eseguita con un look che cita, con una punta di ironia, la divisa tradizionale delle soubrette tra piume e pailettes. Il concerto colpisce anche per la costruzione complessa di brani come «Cocoon» dal recente album «Vespertine» o per i versi introspettivi di testi come «Pagan Poetry».

 
http://kwmusica.play.kataweb.it

Bjork batte la nebbia
trionfo al Regio

La diva islandese inverte la scaletta ed inizia da sola perché l'aereo coi suoi orchestrali arriva in ritardo. Attacca con "Frosti", boato del pubblico

Alle 22 comincia finalmente il concerto di Bjork. Sul palco bianco, piuttosto semplice e spoglio, l'artista islandese si presenta da sola. A piedi nudi, piccolissima, sotto una cascata di piume e con un abito bianco a forma di cigno. Un faro, anch'esso bianco, la illumina mentre infila le mani nel suo "musical box", scatola trasparente da cui Bjork tira fuori per elettronica magia il suono di un carillon. Il brano con cui comincia il suo concerto è Frosti, dall'ultimo album Vespertine.

La scaletta è rivoluzionata. Il ritardo con cui sono giunti a Parma gli orchestrali che accompagnano Bjork, un volo reso difficile dalla nebbia, le impone la scelta: annullare il concerto o invertire la scaletta. E così, pur di suonare Bjork inverte l'ordine di esecuzione dei brani: la prima parte, che avrebbe dovuto vederla assieme ai 54 elementi dell'orchestra, diventa la seconda. Intanto i musicisti hanno il tempo di prepararsi. Bjork affronta così, da sola, l'inizio del concerto al Teatro Regio di Parma. E il pubblico, dopo tanta attesa, si lascia rapire da quel folletto nordico pieno di magie e si scioglie in un boato.

A seguire, entrano sul palco i Matmos, che hanno fatto da "opening act", anch'essi di bianco vestiti, assieme alle 14 coriste groenlandesi dell'orchestra. Sullo sfondo scorrono suggestive immagini di ghiacciai, il freddo della terra, il freddo del cuore. Il secondo brano è Unravel.

Parte così, con queste immagini poetiche, questa prima e travagliata tappa italiana della Bjork di Vespertine. La scaletta si dipanerà nel modo seguente:

Prima parte (da sola)

Frosti (da Vespertine)
Unravel (Homogenic)
Pagan Poetry (Vespertine)
Anchor Song (Debut)
Possibly Maybe (Post)
Generous Palmstroke (B-side del singolo Hidden Place)
Cocoon (Vespertine)
Human Behaviour (Debut)
Army Of Me (Post)

Seconda Parte (con orchestra)

All Is Full Of Love (Homogenic)
I Had Seen It All (Dancing In The Dark)
It's Not Up To You (Vespertine)
Unison (Vespertine)
You've Been Flirting Again (Post)
Isobell (Debut)
Hyperballad (Post)
Bachelorette (Homogenic)
 
Bis

Joga (Homogenic)
Who is it
Heirloom (Vespertine)

Durante la giornata, l'attesa dello spettacolo consuma un po' tutti. Ma Bjork è "attrezzata": tanto miele, tè alle erbe, cognac francese e vino rosso Chateu Du Pape. E poi frutta di stagione, fiori freschi, e fazzoletti di carta, nel suo camerino al Teatro Regio. Che ne avrà viste tante, di dive, ma una come lei forse mai. Speciale, unica, eppure semplice, senza pretese bizzarre e lussi impossibili; basta del vino rosso francese, e una buona tazza di tè, per il piccolo elfo. Per scaldarla in questa notte di nebbie e umidità padane, in attesa di un concerto, il primo del minitour italiano, che slitta di mezz'ora, perché alcuni dei suoi orchestrali devono arrivare con un aereo fatalmente in ritardo per nebbia. Pur di non far saltare il concerto, Bjork si dice disposta a suonare con qualche elemento in meno nella sua orchestra. E chiede che siano cercati dei sostituti a Parma, tra gli orchestrali del Regio.

Già, i suoi musicisti. Sono tanti sul palco, con lei, a dividere gli incanti di Vespertine : il duo elettronico Matmos, che apre la serata con un breve set, prima di ricomparire al suo fianco; la suonatrice d'arpa ZeenaParkins; il coro di voci femminili di Greenland; e l'orchestra sinfonica olandese di 54 elementi, chiamata "Il Novecento Orchestra", a testimoniare il grande amore di Bjork per la dimensione sinfonica, per la musica classica, la tradizione lirica.

Che è poi la ragione per la quale il Regio di Parma ha voluto Bjork, il cui concerto rientra in una rassegna legata alle celebrazioni del centenario di Giuseppe Verdi nell'ambito della quale si sono svolti anche incontri col fotografo Sebastiao Salgado, con lo scrittore Alessandro Baricco, coi registi Emir Kusturica, Peter Greenaway, Abbas Kiarostami e Werner Herzog.

C'è un grande cartellone alto almeno dieci metri, che ricorda le celebrazioni verdiane, piazzato proprio all'ingresso del Teatro Regio. Il pubblico deve passarci davanti, per entrare. Sono in tanti già dal pomeriggio, ad aspettare in coda per entrare. Giovani adulti - età media trent'anni, e anche più -, arrivati da tutta la penisola, non un pubblico "alternativo", piuttosto da serata a teatro (sarà che i biglietti costavano molto, sarà che Bjork è diventata oggetto di culto per una platea trasversale e colta). Si distinguono solo due ragazze: una indossa un completo bianco interamente in peluche, l'altra è agghindata di fiori secchi ed esibisce un make-up ispirato a Bjork. Un'altra giovane in attesa racconta agli altri in fila di aver visto proprio Bjork in una caffetteria nei pressi del teatro, nelle prime ore del pomeriggio; quando la piccola diva islandese si è resa conto di essere stata riconosciuta, si è subito dileguata...

E' timida, Bjork, ma si concede volentieri ai riflettori. L'altro ieri si è presentata tutta in nero, austera e semplice ma sorridente, al fianco del sindaco di Parma, per incontrare la stampa italiana. Dopo questa serata la attende il Teatro dell'Opera di Roma. Un altro trionfo annunciato.

L'INTERVISTA

Perché ha scelto di esibirsi nella dimensione ristretta del teatro? E' vero che ha chiesto di suonare alla Scala?Sì, è stata una cosa balenata quando pensavamo all'organizzazione orchestrale del tour. Abbiamo conferme da alcuni teatri, dinieghi da altri, ma questo non è un problema. Il tour l'abbiamo iniziato in una chiesa di Manhattan, la mia musica necessita di un contenitore in grado di esaltare sonorità acustiche ed elettroniche, posti riservati, intimi.

Come è avventuta la scelta delle canzoni per il concerto?
Ho iniziato a suonare da bambina pentole, bicchieri e posate insieme a mia madre, ho avuto una preparazione classica e dopo 15 anni sono entrata in una punk band, poi nei Sugarcubes. In concerto racchiudo tutte le mie esperienze. Se l'orchestra rappresenta la parte classica, ci sono poi i Matmos e Zeena Parkins che sono la mia piccola punk band. E' la prima volta che suono con l'orchestra, e forse anche l'ultima. Ne sono contenta, ma il prossimo tour non sarà così. Nel concerto ci sarà spazio per i miei quattro album e anche per qualche traccia dalla colonna sonora di Dancer In The Dark.

Ci vuole parlare dello show e dei Matmos?
Volevo lavorare in modo professionale e allo stesso tempo improvvisare. Zeena e i Matmos hanno lo stesso spazio che ho io, sono parte integrante dello spettacolo.

Lavorare con Lars Von Trier ha cambiato le sue prospettive?
Dal punto di vista musicale no. Ho scritto Vespertine anche durante la lavorazione del film. Lavorare nel cinema è molto faticoso, devi rifare, rifare e poi rifare un'altra volta. Ho scritto le musiche di Dancer... ed è stato bello. Penso occorra provare tutto nella vita e io ho provato anche il cine. Penso anche che non lo rifarò mai più.

Può descriverci il significato del cigno in copertina.
Il cigno serve a contrastare la mia parte aggressiva ed eccentrica, a fare risaltare la Björk riservata, a mostrare la parte buona, fertile e gentile. Il cigno mi rappresenta. Forse anche per questo che ho bisogno di posti piccoli per esibirmi.

Parla spesso della morte. Che rapporto ha con essa?
Non mi spaventa, forse mi spaventerò tra dieci o venti anni. Nella vita voglio fare tutto quello che mi è concesso, tutto e velocemente.

Una pop singer che canta in teatro...
Mi sento cantante pop e sono felice di esserlo. I teatri servono unicamente per questioni di acustica. Mi piace la classica conosco Verdi, ma sono artista pop. E poi mi annoiano i concerti rock dove non si sente nulla perche tutti urlano. La mia musica è pop che ha bisogno di luoghi "privati".

Un'opinione sulla guerra.
In guerra non ci sono punti di vista ben definiti, bianco e nero, buoni e cattivi. Vengo da una terra indipendente da più di 50 anni, non è facile per me giudicare. Spero che americani e afghani si incontrino e si trovi una soluzione. Certo il nuovo millennio non è iniziato nel migliore dei modi.

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